Un mare di Bici – video

Quanto sono pericolose le biciclette?

Sento troppo spesso parlare di quanto le biciclette siano pericolose per i pedoni. L’incremento dell’uso della bici ed il poco spazio a loro concesso genera un aumento delle conflittualità fra le utenze deboli.

Solitamente controbatto riportando i dati sulle incidentalità facilmente recuperabili dal sito ISTAT ma anche di fronte all’evidenza dei fatti (assenza di incidenti mortali velocipede-pedone) mi si risponde “non ho bisogno di aspettare l’incidente per sapere che le biciclette sono pericolose”

Beh, potrebbero anche avere ragione! Non ci sono incidenti perché le bici sono così pericolose che ce ne stiamo tutti alla larga…

Proviamo allora a vedere questa “pericolosità potenziale” della bicicletta. Possiamo farlo calcolando la quantità di energia di un veicolo in movimento e mettiamo a confronto una bicicletta (circa 20Kg + conducente) con un’automobile media (circa 1000kg + conducente). L’energia cinetica (1/2 M V^2) posseduta da un veicolo è quella che si scaricherà sul pedone al momento dell’impatto perciò ci da l’idea dei danni che si possono generare.

Mettendo in grafico i dati ottenuti possiamo vedere che l’energia posseduta da una bicicletta in movimento è trascurabile rispetto a quella posseduta da un’automobile. Intorno ai 50 Km/h la bici possiede un’energia pari ad un’auto che procede a 5Km/h. Sempre che sia possibile trovarla vi sembra pericolosa un’auto che procede a questa velocità? Vedete molte bici sfrecciare a 50Km/h?

Ok, a 5Km/h l’auto si ferma togliendo il piede dall’acceleratore. Una bici a 50Km/h forse non ha tempo di evitare il pedone.

Andiamo allora a vedere quanto spazio impiegano i veicoli a fermarsi; per questo calcolo si deve considerare lo spazio percorso nel tempo necessario per azionare il freno e lo spazio necessario a fermare il veicolo.

In questo grafico realizzato utilizzando le formule fornite da ACI e le caratteristiche di costruzione delle biciclette previste dalle normative europee è possibile vedere che, a parità di condizioni, ad una bicicletta che procede a 20Km/h servono circa 5 metri per fermarsi mentre ad un’auto servono oltre i 10 metri.

Vi sembrano ancora troppo pericolose le biciclette?

 


 

Per approfondire clicca qui.

Chiediamo con forza provvedimenti per la sicurezza dei ciclisti.

Alla cortese attenzione dell’Assessore alla libertà urbana Maurizio Manzo e all’Assessore alla mobilità Alessandro Pesci,
Gentili Assessori.

La bicicletta è un mezzo di trasporto di per sé sicuro, purtroppo, però, nelle ultime tre settimane a Viareggio si sono registrati numerosi incidenti che hanno coinvolto ciclisti: due di questi, sull’Aurelia Nord e presso largo Risorgimento, addirittura mortali.

Come associazione che promuove la mobilità urbana e tutela i diritti degli utenti vulnerabili della strada, chiediamo con forza che vengano presi immediati provvedimenti per mettere in sicurezza la circolazione delle bici nelle situazioni più critiche: tramite moderatori strutturali della velocità, autovelox, segnalazioni orizzontali e verticali, semafori lampeggianti e quant’altro possa servire a garantire una circolazione sicura per ciclisti e pedoni.

In una città conformata come Viareggio, e inoltre a vocazione turistica, in cui durante la stagione estiva si moltiplica il numero non solo delle auto ma anche e soprattutto delle biciclette, troviamo inammissibile che di esse si parli solo perché qualcuna è d’intralcio in passeggiata o via Battisti, ma si passi sotto silenzio il fatto che in tre settimane sono già morti due ciclisti per la altissima pericolosità del traffico veicolare cittadino. E’ vero anche i ciclisti ogni tanto sono indisciplinati, ne prendiamo atto e come associazione ci adopriamo e ci adopreremo sempre a promuovere il rispetto del codice della strada: ma il livello di rischio cui sono esposti ciclisti e pedoni da parte del traffico automobilistico in alcune parti di una città da troppo tempo senza controlli come Viareggio, esige, a nostro avviso, una radicale revisione delle priorità.

La più urgente è mettere in sicurezza gli utenti deboli della strada.

Restando in fiduciosa attesa di una pronta soluzione a quella che non esitiamo a definire una situazione di emergenza, distinti saluti.

Fiab Versilia Biciamici Viareggio


 

Aiutaci:

Per chi si volesse associare al nostro appello è possibile inviare un messaggio indirizzata all’Amministrazione Comunale di Viareggio utilizzando il modulo sottostante.

Un nuovo consiglio direttivo per BiciAmici

Il 28 di giugno l’assemblea dei soci di Fiab Versilia Biciamici Viareggio ha provveduto, come da statuto, a rinnovare le cariche del Consiglio Direttivo che resterà in carica fino al 30/03/2017:

Presidente: Ralf Spitzer
Vicepresidente: Mario Andreozzi
Segretaria: Simona Clodiani
Tesoriera:Barbara Simonetti
Consiglieri: Eva Imbrenda; Alessandro Fontana, Stefania Martina,Lucia Pedonese, Enrico Santambrogio.

Il consiglio è passato da 7 a 9 membri per meglio seguire le vicende della ciclabilità su tutto il territorio versiliese e le elezioni sono avvenute in un clima di grande serenità: nessuno ha consegnato schede con dentro fette di salame o insulti. Durante l’assemblea si è anche provveduto ad approvare il bilancio 2014 ( operazione di una facilità sconcertante, visto che la nostra associazione è ricca solo di gloria) e sono state elaborate le linee programmatiche generali: richieste di incontri con le nuove amministrazioni di Viareggio e Pietrasanta sulla base di una lista di interventi prioritari; organizzazione di assemblee cittadine a livello versiliese per discutere i temi della mobilità.

E’ quindi con legittimo orgoglio che auguriamo “buon lavoro!” al nuovo Consiglio Direttivo: sono passati quasi due anni dalla nascita della nostra associazione e non solo il numero dei soci è in costante aumento, ma la nostra associazione è diventata, modestamente, anche un punto di riferimento per tutti i ciclisti urbani della Versilia, persone che, come noi, sono convinte che l’aspetto delle nostre città e la qualità della nostra vita possano cambiare in meglio anche grazie a due ruote e due pedali.

I furti di bici fanno male al turismo

Estate 2015 a Viareggio: Meta del Turismo sostenibile? E che ce ne importa?

Report di una visita ai campeggi di Viareggio e Tdl da parte di due attivisti di Fiab BiciAmici Versilia per fornire informazione e volantini sulla prevenzione dei furti delle bici che imperversano ogni estate facendoci perdere immagine al nostro territorio ed ospiti che se ne vanno prima del tempo per non tornare mai più.

Viareggio: la rassegnazione.

Partiamo da Viareggio dove nei primi due campeggi i titolari ci fanno rilevare come i furti di bici siano ormai endemici e non sia né prevista né concepita nessuna soluzione in merito. Di fronte ad alcune nostre proposte ci fanno spalluccie dicendoci che avevano proposto al parco di illuminare la strada di via Comparini (forse con faretti a led con pannelli solari autoalimentati?), ma il parco ha detto di no e hanno rinunciato.

Ci dichiarano di essere testimoni ad oggi di almeno 200/300 furti di bici dall’inizio della stagione (Complimentoni!!!) e soluzioni previste: Zero (quali sorveglianza sul vialone, bus navette… macchè, si impegnano solo a sconsigliare i turisti a portare le loro bici di solito molto costose, al mare).

Torre del Lago: le convenzioni fantasma

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Nei campeggi di TDL la situazione sembra migliorare, ci assicurano che (“noi siamo di TDL mica come quelli di Viareggio, Tsé”) insieme agli altri campeggi, hanno fatto delle convenzioni con alcuni parcheggi sulle Marine per cui con un solo euro i turisti possono lasciare la bici tutto il giorno in parcheggi guardati a vista (e con un bel cartello esplicativo che lo ricorda nella loro bacheca anche in inglese). Nel campeggio dopo però, pur avendo esposto un cartello a riguardo (solo in italiano e disegnato a mano) che rimandava a questa presunta convenzione, abbiamo trovato la gentile receptionist al banco che non ne sapeva nulla e quindi non lo consigliava neanche ai turisti.

Dopo essere passati dal punto informativo della pro-loco alla fine del viale dei Tigli lato TDL con omino al computer (tanti volantini, ma nessuna info sulle bici, né sui parcheggi, a parte volantino FIAB), andiamo a scoprire sulla Marina questi famosi parcheggi convenzionati.

In effetti ce n’erano anche per bici (i primi due), ma quello che doveva essere convenzionato non ne sapeva nulla e aspettava ancora la chiusura degli accordi presi (a voce dall’anno scorso) e cartello che dovevano fornirgli i campeggi per rivelare al mondo che lui custodiva anche le bici (ma una scritta da qualche parte lui non lo poteva fare?).

Per finire abbiamo fatto un piccolo reportage fotografico per vedere in sequenza:

bici anche costose (sicuramente di stranieri) lasciate chiuse sul viale Europa a tre o anche quattro alla volta con UNO, dicesi UN lucchetto da 10 euro ad andare bene (e poi dicono che gliele rubano),

parcheggi ridicoli, da “far-west” sempre sul viale Europa senza parcheggiatore e cartelli con orari di apertura/chiusura e indicazione di tipologia di mezzi accettati,

bike sharing elettrico (con pensilina fotovoltaica decadente dopo appena un anno e sicuramente non allacciata) del parco Migliarino abbandonato alla malora senza bici e con parchetto annesso in condizioni pietose….ma insomma!

Ci chiediamo se questa sia la Viareggio e la Torre del Lago che si meritano i nostri ospiti e che dovrebbero pagare fior di soldi per l’elevata qualità dei servizi resi….?

Sembra evidente che oltre ad informare i turisti, che scopriamo sempre più orientati ad utilizzare la bici, sui dispositivi antifurto e su come chiudere la bicicletta in modo sicuro, è necessario rivedere la politica dei parcheggi per bici sul territorio. Cercheremo di affrontare questo tema con l’Assessore con delega alla mobilità del Comune di Viareggio, Alessandro Pesci, al quale abbiamo chiesto appuntamento già da qualche giorno.

Le precisazioni di FIAB a Beppe Nelli espresse dall’Avv. JM

Spett.le Redazione de La Nazione,
Cronaca di Viareggio

Con riferimento all’articolo in data odierna, a firma del Dott. Beppe Nelli, avente titolo “Invasione di bici contromano” e reperibile al seguente link

(http://www.lanazione.it/viareggio/viabilit%C3%A0-1.1128256 ),

non posso che apprezzare la stigmatizzazione di comportamenti pericolosi tenuti dagli utenti della strada, e quindi pure dai ciclisti.

Anche se, dal tenore dell’articolo, mi pare che il Dott. Nelli non colga la differenza fra essere investito da una bicicletta con massa di 10 kg a 10 km/h ed essere investito da un’auto con massa di 1200 kg a 50 km/h; ma, capisco, non si può essere esperti in tutto.

Sempre in relazione all’articolo, faccio presente che l’affermazione secondo cui i ciclisti “Non dovrebbero viaggiare (…) in area pedonale” è palesemente falsa dal momento che l’art. 3 del Codice della Strada definisce area pedonale la “zona interdetta alla circolazione dei veicoli, salvo quelli in servizio di emergenza, i velocipedi e i veicoli alservizio di persone con limitate o impedite capacita’ motorie, nonché eventuali deroghe per i veicoli ad emissioni zero aventi ingombro e velocità tali da poter essere assimilati ai velocipedi”.

Alla luce di ciò, poiché l’affermazione contenuta nell’articolo in questione è in grado di ingenerare confusione in ordine al rispetto di una norma di legge, si chiede gentilmente di rettificarla.

Con l’occasione si chiede, altresì, all’Articolista di fornire i dati sulla cui base afferma che “i ciclisti al mercato hanno già travolto gente”.

Ricordo poi al Dott. Nelli, per sua cultura personale, che secondo i dati ISTAT, nel 2012, sono stati circa 250 i ciclisti uccisi da mezzi a motore, mentre molte centinaia le vittime di auto e moto fra i pedoni…, mentre 0 è il numero dei pedoni uccisi dai ciclisti. Se il criterio per regolare la circolazione è quello della tutela degli utenti più deboli, sarà forse il caso di vietare la circolazione alle auto su tutto il territorio viareggino?

Da ultimo, poiché il Dott. Nelli suggerisce “la confisca della bici a chi pedala in mezzo ai pedoni”, sono gentilmente a chiedere quale sia la fonte normativa che consente tale misura? Poiché la ignoro, evidentemente per mia colpa, mi piacerebbe essere informato sul punto.

Si resta in attesa di un cortese riscontro.

Con i migliori saluti.

Avv. Jacopo Michi

La bici è il principale mezzo di trasporto del turista
La bici è il principale mezzo di trasporto del turista
Per La Nazione le biciclette dovrebbero finire dietro le sbarre.
Per La Nazione le biciclette dovrebbero finire dietro le sbarre

Un altro ciclista investito su via Fratti ciclopedonale

Io e Marzio siamo seduti ad un tavolo di un bar a berci un bicchiere d’acqua fresca:

“Vedi Marzio perché ti devi fermare quando dico stop? Le auto sono pericolose, gli automobilisti sono distratti. Possono schiacciarti come è successo a quel signore ed al suo canino”

Non sono riuscito a dire di meglio a mio figlio di tre anni per cercare di dare un senso a quello che avevamo visto appena 15 minuti prima.

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Pedalavo sulla ciclo-pedonale di via Fratti con Marzio davanti sul seggiolino cercando di raggiungere la pineta ed il fresco quando all’altezza di via Machiavelli una vecchissima panda rossa imbocca la pista.

Mi fermo. Il vecchietto alla guida in canottiera da muratore si ferma davanti alla bici e fa cenno che mi devo levare. Gli faccio presente che non può circolare sulla ciclo-pedonale. Dal finestrino esce qualche improperio ma io capisco solo che è dalle 2 di stanotte che è in giro per lavoro. Rimango fermo e non dico nulla. Penso a quanto sia brutta questa scena. Alla fine l’uomo desiste e con un rombo se ne va inviperito.

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Subito dopo la panda arriva una ypsilon dall’improbabile colore da cosmetico. Alla guida una signora che rallentando guarda dalla mia parte. La bocca aperta come i finestrini. In quell’auto ci saranno 50 gradi. Resto fermo.

Dall’altra parte della ciclo-pedonale sta invece attraversando un signore in bici con un canino nel cestino del manubrio. Lui urla. Anch’io urlo alla signora. Ma l’auto non si ferma e proprio nel mezzo dell’attraversamento prende in pieno bici, ciclista e cane. Prima finiscono sul cofano e poi a terra.

Potevo esserci io. Potevamo esserci noi.

L’auto andava piano, il signore si rialza subito e non sembra essersi fatto troppo male. Il cane atterrato un metro più avanti è scappato impaurito. Altri ciclisti cominciano a fermarsi.

Una signora bionda su una bici bianca cerca di spiegare civilmente che ci sono i cartelli verticali, i triangoli per dare la precedenza, le strisce dell’attraversamento. Impossibile non capire che le auto devono fermarsi.

La signora alla guida si scusa dicendo che non ha visto arrivare il signore, ha visto solo me. Vero, guardava dalla mia parte. Dall’altra non si è girata ma è andata avanti ugualmente.

Un vecchietto in bici mi dice che qualche giorno fa, nello stesso punto hanno investito un ciclista. Quello lo hanno portato al Versilia e pare sia morto.

Torna il ciclista investito col cane in collo. Sembra proprio non si sia fatto male nessuno. La bici ha la ruota piegata e forse anche il telaio. Lui è davvero arrabbiato ma la peggiore cosa che riesce a dire è che le auto dovrebbero sparire dal centro cittadino. Tutti i presenti concordano ed iniziano a parlare degli attraversamenti che andrebbero resi più visibili, delle auto parcheggiate sugli angoli che tolgono la visuale, delle auto che entrano sparate sulla ciclo-pedonale, di quanto siano pericolosi gli automobilisti con questo caldo.

La testa mi ronza. Potevamo esserci noi.

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Vorrei dire che sono un “ciclo-attivista”… Che ci sono molte cose che BiciAmici andrà a proporre all’amministrazione… Ma rimango in silenzio. Stanno dicendo tutto loro. Questo mi rincuora, vuol dire che c’è ancora speranza.

Al bar con Marzio, mi scontro con la difficoltà di mantenere il tono del discorso in equilibrio fra la pericolosità dell’auto e la bellezza e la gioia di vivere in città. Intanto penso:

Perché gli attraversamenti non sono più visibili? Perché non ci sono moderatori della velocità? Perché ci sono auto e scooter che percorrono e parcheggiano su via Fratti ciclo-pedonale? Dove son finiti i paletti che proteggevano gli ingressi? Perché ci sono sempre le auto e i furgoni parcheggiate sugli angoli?

Ma i cittadini sono cambiati, ho ancora speranza. Spero che qualcuno riesca a rendersene conto.

quaxing: un neologismo per i ciclisti urbani di tutto il mondo

Tutto è iniziato con una discussione scaturita da un tweet dell Consigliere neozelandese Dick Quax.

Esprimendosi a proposito della possibilità di raggiungere un centro commerciale con mezzi alternativi all’auto Quax ha dapprima definito fantasiosa l’idea che qualcuno potesse andare a fare compere in treno e poi ha ridicolizzato chi (Bryce Pearce) dichiarava di andare a fare la spesa in bicicletta.

Lentamente ma con costanza hanno cominciato ad arrivare foto di gente che quotidianamente fa la spesa senza usare l’auto. Presto il fenomeno ha assunto una rilevanza mondiale coinvolgendo anche persone dalla Germania al Canada che usano l’hashtag #quaxing ed indirizzano la loro testimonianza diretta a @dickquax.

Il termine quaxing è quindi entrato a far parte del linguaggio dei ciclisti di lingua anglosassone che spesso vengono dipinti come velocisti in spandex che pedalano per fare sport. Il fenomeno Quaxing ha evidenziato però che più realisticamente i ciclisti si rivelano essere persone normali che utilizzando la bicicletta per spostarsi quotidianamente e fare le commissioni.

Qualcuno ha pure azzardato l’inserimento del vocabolo nei dizionarri: Il verbo quax ha assunto il significato di fare compere andando a piedi, in bici o con mezzi pubblici

Dalla nascita del termine utilizzata per fare ironia su web Quaxing è diventato il modo per puntualizzare che l’auto non è l’unico mezzo utilizzabile per spostarsi ed offre la possibilità di affacciarsi su le mille soluzioni adottate da chi sceglie uno stile di vita “car-free”.

Ma il Consigliere Quax avrà capito?

 

I ciclisti urbani:

Vi proponiamo questo piccolo documentario sui ciclisti urbani: un popolo in evoluzione descritto in questo video come una nuova specie animale.

BIKE – The amazing world of cyclists in Utrecht from BLIK filmcommunicatie on Vimeo.

Viale le Kennedy e Via del Secco. Niente è cambiato.

Un nostro socio ci ricorda la situazione delle ciclabili a Lido di Camaiore. Questa volta, lasciamo parlare le immagini.

Sia chiaro a noi le ciclabili piacciono ma vorremmo fossero fatte bene!

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Foto di A. Cecchini


 

Continuiamo la carrellata con alcune immagini di Via Rosselli

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Foto di A. Vanni

La Ciclabile con effetto bagnato

Questa è la ciclabile Fausto Coppi a Viareggio. Un tratto della ciclovia Tirrenica (BI16), parte della rete nazionale ciclabile Bicitalia.

Per chi non lo sapesse la ciclabile passa per uno dei punti più evocativi di Viareggio, La Passeggiata; il cosiddetto salotto buono della città. Negozi, griffe, bar, caffè, gelaterie, teatri e tanto tanto “struscio”.

La passeggiata di Viareggio è stata oggetto (ormai diversi anni fa e solo in parte) di lavori di riqualificazione ed anche la ciclabile è stata toccata. Purtroppo è rimasta incompiuta (i soldi stanziati sono stati impiegati per coprire “imprevisti”) ed ancora oggi manca la stesura del manto finale.

Così la ciclabile che dovrebbe essere il fiore all’occhiello di Viareggio, il biglietto da visita della ciclabilità cittadina è tutta uno scalino e piuttosto accidentata. Inoltre si allaga.

Se, durante la stagione delle piogge, bastano 2 gocce per renderla impraticabile, d’estate ci pensa l’irrigazione pubblica. A parte l’inutile disagio che si viene a creare non sarebbe meglio utilizzare la preziosissima acqua per mantenere verdi le aiuole?

In fondo basterebbe regolare l’impianto d’irrigazione… Ordinaria amministrazione.

Foto e segnalazioni di Giulia e Simone

Leggi anche: A Viareggio piove sui ciclisti anche se c’è il sole

Il turista? Si è perso sulla ciclabile a Torre del Lago!

Viale dei Tigli
Viale dei Tigli

La ciclo-pedonale del viale dei Tigli e le due ciclabili lungo viale Kennedy sono in grave stato di abbandono anche se non servirebbe molto per fare manutenzione.

Le due infrastrutture ciclabili non sono sicuramente fra le migliori opere realizzate:

  • fondo sterrato dissestato,
  • buie di notte,
  • sotto il sole di giorno,
  • segnaletica errata o addirittura assente

ma sono state comunque il prezioso collegamento ciclabile fra i numerosi camping e i centri di Viareggio e Torre del Lago.

Adesso l’incuria aggiunge nuovi elementi di criticità:

  • erba alta
  • rami bassi che attentano agli occhi dei ciclisti
  • fossi sporchi
  • alberi caduti
  • ponti pericolanti

Il quadro che si forma finisce per restituire una brutta esperienza. I ciclisti preferiscono quindi pedalare sull’asfalto dove le automobili sfrecciano pericolosamente ed incontrollate ben oltre i limiti previsti (40km/h sul Viale dei Tigli)

Il tracciato della Tirrenica che passa da Viareggio e Torre del Lago
Il tracciato della Tirrenica che passa da Viareggio e Torre del Lago

Pensare che proprio queste ciclabili compongono parte del tracciato della ciclopista Tirrenica (BI16) che fa parte della rete ciclabile nazionale Bicitalia. Mentre in altri luoghi si spendono risorse per incontrare il mercato del cicloturismo noi assistiamo alla scomparsa di quel poco che abbiamo.

Se vi chiedete dove siano finiti i turisti stranieri che giravano per Viareggio e Torre del Lago, provate a cercarli su queste ciclabili. Forse sono rimasti imprigionati nelle frasche.

Aiutaci:

Compila il modulo qui sotto per chiedere un intervento urgente.

Commercio: effetto bicicletta

L’uso della bici alleggerisce il centro città dal traffico motorizzato contribuendo a creare un ambiente più vivibile e attraente per turisti e consumatori.

I ciclisti urbani, insieme ai pedoni sono inoltre ottimi clienti per i negozi di vicinato in quanto riescono a raggiungerli e a fermarsi più facilmente aumentando così la frequenza degli acquisti.

Abbiamo provato a schematizzare in una semplice animazione i risultati di una ricerca complessa che analizza cinque miti che ancora sopravvivono sulla relazione fra commercio, auto, bici e politiche di parcheggio.

Molte città italiane partono avvantaggiate disponendo di centri urbani affascinanti e nati a misura di mobilità lenta troppo spesso però sono soffocati dalle auto sia parcheggiate che di passaggio.

Il territorio della Versilia, in particolare, ci sembra ideale per premiare un modello urbano sostenibile dove tutti possano avere il proprio spazio grazie ad un’economia maggiormente diffusa. Interessante in questo senso quanto accade a Forte dei Marmi durante i mesi estivi dove il centro viene praticamente interdetto ai veicoli a motore. Leggi articolo su “Il Tirreno”

 


 

CREDITS
ricerca: SOAB, Erasmus University Rotterdam, Sienstra Adviesbureau
dall’intervento di: Marc Van Woudemberg
in occasione del convegno Bikenomics, pedalare ci arricchisce organizzato da: FIAB Torino BikePride
elaborazione GRAFICA: MARIO ANDREOZZI –

Leggi anche: 5 miti su auto e bici

Il Diavolo veste Prada e va in bici

Mentre a Nantes si radunavano i “nerd della bicicletta” di tutto il globo in occasione di Velo-City2015 per parlare di politiche, progettazioni, esperienze passate e futuro della ciclabilità, in altre parti del mondo andava in scena la scintillante fiera dell’effimero ciclistico. Il Bike Fashion Show.

VELO-VOGUE-FASHION-SHOW_2015
Velo Vogue – Bike fashion show

Bike Fashion Show è il nome che viene dato agli eventi che coniugano moda e bicicletta. Si svolgono in varie parti del mondo e a Giugno quasi in contemporanea con Velo-City il tappeto rosso si è srotolato in 2 città: Ottawa e Budapest.

Se a Nantes si discuteva dell’opportunità di sviluppare progetti di bike-sharing o investire in infrastrutture, nel mondo della bici da passerella si fronteggiavano la fazione di chi vuole l’abito abbinato alla bicicletta e di chi, invece, abbina la bici al vestito.

State sorridendo, lo so, ma la questione non è da prendere sottogamba:

Molte aziende pensano, realizzano e commercializzano prodotti specifici per chi usa la bicicletta. Le tutine in spandex che erano in voga nei club “acid” degli anni 90 sono out. Arrivano jeans anti-pioggia, traspiranti, con inserti riflettenti nei risvolti e porta U-lock sul retro… Nuovi materiali aprono nuove possibilità anche per inventare giacche, scarpe e camicie. Sono abiti per andare in bici con stile pensati per un segmento di mercato diventato appetibile anche ai grandi marchi come Levi’s.

Ed anche le grandi case dello stile italiano si misurano con la bicicletta entrando direttamente in officina come nel caso di Gucci e Dolce e Gabbana che mettono la firma sul telaio e sugli accessori.

la linea pensata per i ciclisti urbani da Levi's
la linea pensata per i ciclisti urbani da Levi’s

Sono però i piccoli atelier ad animare maggiormente i fashion show proponendo vestiti ed accessori a volte bizzarri. Per molti stilisti la bicicletta diventa accessorio moda e viene sfoggiata sulla passerella, per altri è solo un veicolo di promozione ma tutti sono concordi che la bici sia l’oggetto che meglio caratterizza il Life-Style moderno.

Il gioco creativo è questo: si guarda a quello che accade in strada, lo si interpreta quindi lo si ripropone sulla passerella.

E chi descrive meglio la situazione è Cyclechic che dal 2006 fotografa lo stile del ciclista urbano e discute di quanto sia sexy andare in bici indossando un abito, con la gonna corta o tacchi a spillo senza risultare volgari. Discussioni tutt’altro che scontate a giudicare dai commenti dei lettori.

cyclechic
CYCLECHIC sito senza lycra e granola

Il mondo bike fashion ci racconta la bicicletta come fenomeno di costume, ci dice quanto sia bello e “figo” farsi vedere in città sulla sella, ci fa vedere bei ragazzi e belle donne che pedalano con naturalezza e se ne frega completamente di tutte quello che riguarda la sicurezza.

Penso seriamente che questo approccio, in una società in cui l’apparire è importante quanto l’essere, possa avere più presa sulla massa di quanto riescano cento appelli a migliorare il mondo. Le associazioni e gli addetti ai lavori continuano invece a proporsi con giubbettini fosforescenti e caschetto mentre si fanno la girata domenicale con porchettata. Anche snocciolare in continuazione statistiche su incidenti od elencare liste di infrastrutture che dovrebbero esserci ma non ci sono, finisce per raccontare che le nostre città non sono adatte al ciclista e si rischia così di scoraggiare chi si sente ciclista urbano ma ancora non fa il salto. Il rischio è quello di diventare autoreferenziali e scavarsi un fossato intorno.

Adesso ho finito, mi preparo, prendo la bici e vado a fare l’aperitivo perché nella mia città, anche senza troppe ciclabili, nonostante le scelte auto-centriche dell’amministrazione, si usa tutti fare così.

Vestiamoci meglio e pedaliamo di più!

Buona serata a tutti!

The Cyclists from Thomas Collardeau on Vimeo.

Il lavoro bike-friendly

La bici è un mezzo di trasporto straordinario. In ambito urbano è il più veloce e non ruba tempo per cercare parcheggio. Inoltre andare in bici è salutare ed un ottimo modo per iniziare la giornata. Questo è il motivo per cui sempre più aziende vogliano incentivare l’uso della bicicletta fra i dipendenti. Ma cosa serve per rendere un luogo di lavoro Bike-friendly?

Un esempio concreto ce lo fornisce EVERMADE che in cinque semplici punti schematizza la politica adottata per portare i propri dipendenti in sella ad una bici:

1) Propaganda

esistono eventi nazionali ed internazionali a cui partecipare
esistono eventi nazionali ed internazionali a cui partecipare

Qualcuno potrebbe benissimo non prendere mai in considerazione la bicicletta come mezzo per spostarsi. Ecco perché fare promozione è importante. Dare l’esempio è fondamentale perché tutti devono sapere che andare in bici al lavoro è possibile.

Molte aziende, come Evermade, hanno politiche per rendere il luogo di lavoro un ambiente migliore e far stare meglio chi lo frequenta; la promozione della bicicletta può sicuramente far parte di queste politiche.

 

2) Incentivi all’acquisto di biciclette

possono essere presi accordi con negozi vicini alla sede
possono essere presi accordi con negozi vicini alla sede

La ditta Finlandese offre la possibilità ai propri dipendenti di acquistare biciclette a rate. Nessuno ha più la scusa di non potersela permettere!

 

3) Attrezzatura per piccole riparazioni

in commercio esistono kit per le riparazioni buoni per iniziare
in commercio esistono kit per le riparazioni buoni per iniziare

E se mi si bucasse una gomma? Avere a disposizione attrezzi per riparare la bicicletta rassicura i dipendenti.

Una piccola officina può essere facilmente attrezzata con chiavi, cacciaviti, attrezzi per catena e pedali, leva-copertoni, camere d’aria, pompa e olio.

 

4) Parcheggio

una soluzione pratica per sistemare le bici in ufficio
una soluzione pratica per sistemare le bici in ufficio

Importante garantire un parcheggio per le bici, va bene qualsiasi soluzione ma è meglio se si possono lasciare le bici al coperto assicurate con lucchetto a qualcosa di stabile. Per alcune aziende potrebbe essere facile riservare uno spazio dal parcheggio delle auto.

 

5) Doccia ed armadietti

gli armadietti non devono essere necessariamente brutti
gli armadietti non devono essere necessariamente brutti

Sempre più uffici e sedi sono attrezzati con docce e spogliatoi, spesso non è troppo difficile adattare i bagni esistenti e trovare uno spazio per gli armadietti. Avere una doccia a disposizione aiuta chi deve pedalare per più di 30 minuti ma è utile anche ad altre necessità degli impiegati.

Usare la bici riduce lo stress, in auto aumenta

Che i ciclisti fossero meno stressati degli automobilisti lo abbiamo capito sulla nostra pelle, girando per le strade cittadine. Tutti poi abbiamo sperimentato lo stress da automobile e molti sono passati alla bicicletta proprio per questo motivo.

Pippo Motor Mania (1950)
Pippo Motor Mania (1950)

Ma oggi vi presentiamo una ricerca scientifica che conferma la nostra esperienza quotidiana.

Secondo uno studio inglese di fine 2014 (“Does active commuting improve psychological wellbeing? Longitudinal evidence from eighteen waves of the British Household Panel Survey”) i ciclisti sono meno stressati (del 40%) rispetto a chi si reca al lavoro guidando in auto o su mezzi pubblici.

Neema Moraveji è l’inventrice di Spire un sistema di monitoraggio dello stress portatile con cui è stata condotta la ricerca per la Stanford University’s Calming Technology Lab che lei dirige.

Sono stati raccolti dati da più di mille persone che si spostavano per lavoro ed i dati venivano registrati da una App per Smartphone.

Normalmente si pensa che lo stress dipenda dal lavoro. La cosa è sicuramente vera ma analizzare come incida il modo di spostarsi è molto interessante: quello è un momento in cui siamo da soli, abbiamo controllo su noi stessi e possiamo condizionare il tono dell’intera giornata. Dichiara Neema Moraveji

Andare in bicicletta “massaggia” il cervello, accresce la circolazione fra l’emisfero destro e quello sinistro, bilanciando e calmando la mente. Il risultato è quello di alleggerire la sensazione di stress e depressione.

Infine chi si muove a piedi o con la bici godono di una sensazione di maggior benessere, dormono meglio, hanno più energia e risultano avvantaggiati nella loro vita lavorativa e personale.

 

La Librocicletta di Massarosa

bimbinbicimassarosa

Andando a Massarosa vale la pena fare un salto sulla pista ciclopedonale dei Fiori di Loto. La pista di recente inaugurazione collega il centro cittadino alla stazione dei treni di Bozzano evitando la pericolosa strada provinciale Sarzanese.

Passare da questi posti è piacevole ed in un attimo ci si trova immersi nel meraviglioso paesaggio tipico del lago per poi arrivare a costeggiare una delle poche coltivazioni di loto (se non l’unica) da cui prende il nome.

Qui potrebbe  anche capitarvi d’incontrare la Librocicletta.

Parcheggiata in uno slargo, davanti ad un cancello lilla, lungo la ciclabile questa bici ha due grosse valige piene di libri da prendere in prestito per godersi una lettura magari approfittando delle panchine lì vicine.

bicicletta allestita per il book-crossing
la LIBROCICLETTA

 

LIBROCICLETTA: cos’è e come funziona

la librocicletta, cos'è e come funziona
un cartello spiega l’idea e le semplici regole

La Librocicletta è nata dall’Idea di Lisa, Oreste e Francesco ed è un servizio gratuito per chi usa la pista ciclopedonale “Fiori di Loto”.

Sulla scia del BookCrossing, letteralmente incrociare un libro, sarà possibile a chiunque consultare i libri o prenderli in prestito o, addirittura, portare un libro in regalo per arricchire la scelta. Sperando nella civiltà e buon senso delle persone vi auguriamo buon divertimento!

Per consultare un libro non dovete scrivere niente, se volete prenderlo in prestito basta scrivere nome e data in cui si è preso il libro e la data in cui lo riconsegnate nel semplice modulo che trovate a disposizione.

La Librocicletta funziona anche da infopoint: la valigia sul davanti è infatti dedicata ad informare turisti e passanti; si possono prendere cartine sulla pista ciclopedonale Puccini, volantini su cosa fare a Massarosa, consultare libri sulla storia del territorio.

La bici pensa anche ai problemi concreti ed ha una pompa da prendere in prestito per gonfiare una gomma a terra.

Un giorno ho avuto modo di conoscere gli ideatori di questa iniziativa: avevano allestito un piccolo mercatino in un giardino lungo la pista dove si poteva comprare o scambiare mobili ed oggetti recuperati.

La pista è arrivata dopo, loro abitavano da quelle parti prima, ed io mi chiedo se la loro presenza sia stata determinante per la realizzazione dell’opera. Di sicuro queste persone son capaci di modificare il mondo che gli sta intorno e renderlo migliore, con il loro impegno, senza alcun ritorno.

Sulla ciclabile loro stanno “come il cacio sui maccheroni”!

Quando poi torno a casa e vedo le auto dei residenti parcheggiate sulle ciclabili, sui marciapiedi, sui passaggi pedonali e comprendo la differenza fra chi ama il proprio territorio e chi no.

Andate piano! Bambini allevati all'aperto!
Andate piano! Bambini allevati all’aperto!

 

 

5 invenzioni che cambieranno il mondo delle biciclette

Un manubrio che comunica col vostro smartphone o un bolide a pedali che può competere in velocità con i veicoli a motore…

Il mondo della bicicletta è sempre in trasformazione, un mercato in espansione che permette a chi vuole di inventare, sognare, fare business… Diamo un’occhiata alle 5 invenzioni che potrebbero cambiare il modo di andare in bici nel prossimo futuro.

Viareggio e Bici – Speciale elezioni ’15

In vista delle elezioni comunali di Viareggio BiciAmici ha cercato di incontrare tutti i candidati a sindaco per discutere di ciclabilità e vivibilità della città con l’obiettivo che questi temi diventassero entrassero in tutti i programmi di governo.

Questo il documento presentato:


UNA POLITICA A FAVORE DELLA CICLABILITA’

VIAREGGIO IN BICI

La città di Viareggio presenta tutte le caratteristiche che  potrebbero renderla a pieno titolo “città della bicicletta”: conformazione pianeggiante ed estensione limitata, clima mite, bellezza paesaggistica indiscutibile, vocazione turistica. Ciò nonostante, le enormi potenzialità di miglioramento della qualità della vita e di crescita economica legate alla promozione di una mobilità sostenibile non sono ancora mai state prese in seria considerazione dalle amministrazioni che si sono succedute in questi anni: basti pensare che tutte le opere di nuova realizzazione o di rifacimento della nostra città (P.za Dante, nuovo ponte girante, cavalcavia del secondo lotto dell’asse di penetrazione) sono nate già “vecchie” nella loro concezione, non prevedendo percorsi ciclabili e, in un caso, neppure pedonali.

Ad oggi, in controtendenza con il massiccio utilizzo della bicicletta da parte della popolazione viareggina (30.000 unità, v. indagine della Regione Toscana 2012 ) le varie amministrazioni non hanno dunque mai considerato la bicicletta come un mezzo di trasporto quotidiano agile e flessibile, in grado di realizzare una percezione della città diversa, più “sociale” e dinamica, più salutare, più economica e non da ultimo capace di dare un nuovo impulso alle attività commerciali esistenti e di crearne di nuove.

Viareggio è una città in dissesto, in dissesto ed in degrado materiale e sociale: noi siamo convinti che creare le condizioni per una mobilità in bicicletta sicura e competitiva con l’automobile, a partire da una visione condivisa e che attinga dalla comunità, rappresenti un formidabile strumento di riscatto per la nostra città.

Queste, in sintesi, le nostre proposte principali in materia di mobilità sostenibile:

GOVERNANCE

Obiettivo: elevare gli indici di spostamento in bicicletta.

  • Istituzione dell’Ufficio comunale Mobilità ciclistica. Esso si occupa dell’attuazione del piano di rete ciclabile comunale con interventi a supporto dell’offerta (infrastrutture ciclabili e moderazione del traffico) e della domanda (ciclo-posteggi, campagne promozionali, servizi, formazione dei tecnici incaricati della progettazione della rete all’interno dei piani attuativi). Il Comune incentiva la necessaria partecipazione delle associazioni dei ciclisti nella redazione e realizzazione degli interventi in materia
  • Impegno a stornare almeno il 20% di tutti i fondi destinati alla viabilità sulla mobilità ciclabile
  • Creazione di percorsi ciclabili sicuri per collegare tra di loro i quartieri periferici con il centro. Particolare attenzione va riservata anche alla realizzazione di un collegamento tra la stazione e il lungomare in un’ ottica di promozione sia dell’intermodalità che del cicloturismo.
  • Predisposizione di stalli adeguati per caratteristiche di sicurezza, numero e ubicazione

ORGANIZZAZIONE MOBILITA’ URBANA

Obiettivo: una pianificazione che tenda verso una città a basso tasso di motorizzazione, così da  restituire dignità allo spazio pubblico e migliorarne l’attrattiva per residenti e visitatori.

  • Introduzione del limite di velocità di 30 chilometri orari in tutto il centro abitato da affiancare, dove possibile o necessario, con interventi strutturali di moderazione del traffico.

EDUCAZIONE

Obiettivo: creare un’autentica e duratura cultura della mobilità sostenibile attraverso l’educazione delle nuove generazioni, nella consapevolezza che l’educazione rappresenta un imprescindibile acceleratore di cambiamento.

  • campagne educative e di sensibilizzazione all’uso della bicicletta in tutte le scuole di ogni ordine e grado
  • la messa in sicurezza dei percorsi stradali casa-scuola/istituti, attraverso:
    • 1) istituzione di ‘strade scolastiche’ (con fasce orarie stabilite)
    • isole pedonali davanti alle scuole/istituti, con la chiusura definitiva al traffico della via
    • installazione posteggi bici interni e antistanti alla scuola/istituto
    • zona 30 e moderazione del traffico intorno alla scuola/istitut
  • l’avvio e la realizzazione di pedibus e bicibus nella scuola primaria da inserirsi nella programmazione e nel POF

COMUNICAZIONE E INCENTIVI

obiettivo: restituire la percezione di una città fatta per le persone e non per le auto; aumentare il numero di fruitori di mobilità sostenibile; modificare la percezione della mobilità ciclistica

  • possibilità per tutti gli esercizi che ne facciano richiesta di predisporre stalli per i clienti
  • promozione di strategie di bikeconomic contro la radicata convinzione che più auto significhino più affari
  • adesione a campagne nazionali e internazionali come il Bike to work day
  • presenza sul sito del Comune di una sezione dedicata alla mobilità dolce

Errata Corrige

ATTENZIONE, L’ARTICOLO È STATO SCRITTO PARTENDO DALLE PRIME NOTIZIE APPARSE SU WEB.

Nel corso della giornata abbiamo appreso (ci è stato segnalato da alcuni residenti) che l’incidente non è avvenuto all’interno della zona 30 ma su un’altra strada (una traversa) dove il limite è 50Km/h.

Lasciamo comunque il resto dell’articolo nella versione originale in quanto le considerazioni che vengono fatte sono comunque valide.

Speriamo di non dover aspettare un incidente su via del Paduletto per poter parlare dei problemi di questo itinerario ciclabile.


Non basta un cartello per rendere sicura una strada.

La notizia è di stamani: alle 7 il guidatore di un SUV ha prima centrato un palo della luce e poi è finito in un campo lasciando l’auto a gambe (o ruote) all’aria.

Viene da chiedersi come sia possibile ottenere questo risultato procedendo a 30Km/h.

una delle foto da Versiliatoday

 

La strada in questione fa parte del percorso ciclabile che collega Lido al centro di Camaiore. Non si tratta di una pista ciclabile vera e propria ma di un percorso che utilizza la viabilità secondaria dove i mezzi a motore dovrebbero procedere a 30K/h ponendo attenzione alla presenza di bici e pedoni (come segnalato dai cartelli).

il percorso ciclabile verso Camaiore
il percorso ciclabile verso Camaiore

Come avevamo avuto modo di sottolineare ai tecnici comunali di Camaiore non bastano i cartelli per rendere sicuro il percorso. Servono dissuasori di velocità e maggior controllo; troppo spesso infatti queste vie secondarie diventano le “scorciatoie” per evitare il traffico ed eludere i controlli sulle arterie maggiori.

In effetti anche il Sindaco Del Dotto sembra essersene reso conto qualche giorno fa, dopo essersi fatto una pedalata fino al Lido. Meglio tardi che mai vien da dire.

In questa intervista del Tirreno parlando dei vari problemi del percorso dice:

«sarà necessario posizionare qualche dissuasore di velocità».

In attesa che le condizioni migliorino (entro Giugno ha dichiarato il Sindaco) sarà difficile vedere ragazzi camaioresi che se ne vanno al mare in bici o turisti che dalla costa vanno a visitare il centro storico.